"Cofani" Modena 2018, Claudio Zanirato

"Cofani" Modena 2018, Claudio Zanirato | Stampa Ed. Limitata 1 di 10

Prezzo
1.000,00 €
Autore
Claudio Zanirato
Variations
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Dalle strade, oggi, si tende a sfuggire negli insediamenti. Così la strada perde valore di luogo per appiattirsi ad essere solo transito, in cui l’auto si carica di forza divisoria tra i due fronti stradali, specie se edificati.

L’intera città, dilatata nelle dimensioni contemporanee, diventa un’area di continui attraversamenti, in cui la dimensione del viaggio è di fatto la prima prerogativa dell’agire, in un susseguirsi di nodi di scambio. Così lo spazio urbano contemporaneo si identifica sempre meno con lo spazio dello stare (Hestia) e più invece con lo spazio dell’attraversamento interno (Hermes), da cui il carattere ermetico ed erratico allo stesso tempo della città.

Gli attraversamenti moderni sono diventati distratti, insensibili allo spessore penetrato, quasi “assenti” ed apatici nelle relazioni spaziali toccate, per cui la spazialità urbana si contrae nei grandi spazi interni, mentre la nostra vita scorre sulle distanze, negli spostamenti continui.

In altri termini, il movimento tende a negare lo spazio, specie con il crescere della velocità, considerato semplice spazio attraversato e la strada come semplice collegamento tra due estremi, ottenendo indifferenza della rete infrastrutturale rispetto allo spazio attraversato.

Nell’epoca contemporanea, le strade sono diventate, per un certo senso, uno spazio fisicamente continuo ed omogeneo, in quanto sede di un’esperienza collettiva (individualizzata) distinta da quella comunitaria. Accade così che “da “territorio” chiuso, frontiera tra rete e città, dove ogni forma di sedentarietà viene negata, lo spazio-trasporto si trasforma in spazio pubblico, ben oltre le proprie miopi intenzioni costitutive.

Per molto tempo lo spazio progettuale della città si è riferito a precisi codici teatrali, con punti fissi e visuali prospettiche: nell’era dell’automobile, lo spazio della città viene vissuto, invece, più che altro cinematograficamente. 

La grafica, il design, l’architettura e l’urbanistica che fiancheggiano la strada sono costrette tutte a parlare il linguaggio del movimento, per cui i singoli episodi diventano più che altro “scene” che componenti del tessuto attraversato. E questo perché la velocità dell’auto impedisce la percezione di completezza di uno spazio urbano figurato classicamente, obbligando a vedere solo frammenti di un ambiente e non più il tutto, come un montaggio visivo selettivo.

In conseguenza della sua diffusione, spesso l’architettura recente è un’espressione dell’auto: edifici-parcheggio, viadotti urbani sopraelevati, autofficine, tunnel e garage, distributori di benzina, per non parlare dell’infinità di microelementi del paesaggio a servizio del traffico, ad iniziare dalla segnaletica verticale.

Nei nuovi paesaggi urbani, la strada appare disurbanizzata nella sua indifferenza, ma anche tende a disurbanizzare i centri abitati. La strada si inserisce pertanto tra i tanti approcci alle forme di paesaggio, soprattutto di quelli colti visivamente negli spostamenti.

I mezzi di trasporto, i veicoli, non solo danno forma alle città o le deformano, con le logiche che sottendono con i loro tracciati e i livelli di accessibilità che garantiscono, ma sono a loro volta parte del paesaggio urbano, ne sono inglobati, ne sono una parte integrante, a volte indesiderati. Sia nella fase di movimento ma soprattutto quando si fermano, sostano, i veicoli si integrano con la scena urbana, ne vengono assorbiti comunque. Il paesaggio della mobilità si compone, quindi, anche di paesaggi dell’immobilità, dove la staticità dei veicoli li trasformano in oggetti come altri, che dialogano con lo spazio urbano.

Ho fotografato queste presenze urbane cercando punti di contatto associati a queste momentanee presenze, “ferme” o private della mobilità per cui sono state pensate. Sottraendo il movimento a questi diventano semplici oggetti tramite l’immobilità, l’attenzione si sofferma finalmente sulla loro visione, muovendosi noi dentro e attorno loro stessi.

 

Stampata su:

Canson® Infinity Platine Fibre Rag 310gr 

Sviluppata appositamente come carta da utilizzare nella “camera oscura digitale” Progettata per garantire i requisiti di conservazione richiesti dai musei e gallerie d'arte, rispetta le norme ISO 9706.

Le dimensioni delle stampe sono intese al netto del margine bianco di contorno (5 cm per lato)

  • Formato carta 53x75 cm - dimensione immagine 43x65 cm 
     
  • Cosa mi arriverà a casa?
    Tubo di protezione per una consegna sicura;
    Stampa ad edizione limitata;
    Certificato di garanzia qualità carta, rilasciato dal laboratorio; 

Il certificato NFT sarà consultabile e inviato immediatamente al proprietario su richiesta dello stesso. ( seguirà comunicazione via email)

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